Armonia disarmonia equilibrio

In questo articolo vorrei parlare del concetto di armonia e disarmonia.
Parto dal presupposto che il concetto etico di bene o male in natura non esiste, o per lo meno non esiste con l’accezione che noi gli diamo, in quanto tutto è vibrazione e come  tale non è positiva o negativa.
Tutto è vibrazione, esistono solo diverse frequenze.
In questo oceano di frequenze, posso tuttavia incontrarne una che non risuona in (e con) me. In tal caso, senza giudicarla,  mi sposto e non vi entro in risonanza.

paradisoDetto ciò, vediamo cos’è allora l’equilibrio. Nei secoli abbiamo, soprattutto qui in occidente, elaborato un concetto di equilibrio e di benessere molto statico. Pensiamo anche solo all’idea di Paradiso… come ce lo siamo immaginato? L’eternità sotto una bella palma a prendere il sole…
La vita non è mai statica, è qualcosa in perenne mutamento, è ciclica!

Pensiamo alle alternanze a cui quotidianamente siamo sottoposti: il ciclo notte – giorno, il ciclo delle stagioni… e non vi è forse equilibrio in questa continua ciclicità? Espansione tra vita e “morte”? Vi è forse l’armonia più pura e, infatti, il disequilibrio arriva quando per un motivo o un altro ci allontaniamo da questa ritmicità. La stasi, l’immobilità, quella perfezione immutabile appartiene forse solo alla morte. Dove nulla si muove, l’energia è bloccata e di conseguenza neanche la vita vi può scorrere. Ma la morte stessa in realtà non è statica, lo vediamo dalla materia che si decompone, si trasforma per evolvere in nuova vita… in nuove funzioni. Pensate che questa concezione, oggi, sta entrando nella nostra visione della vita a tal punto che, sempre più persone, comprendono che un oggetto apparentemente morto (cioè ormai privo di funzionalità per noi) può acquisire nuova vita e nuove funzioni, attraverso il riuso.
Ma se l’equilibrio è movimento, possiamo capire che non è neppure più corretto dire “essere in equilibrio”, proprio perché non è uno stato acquisibile e consolidato, quanto piuttosto “fare equilibrio“, ovvero ricercare quella ciclicità e ritmicità tipica della vita. pendolo che oscilla

L’immagine che più si può avvicinare al concetto di “fare equilibrio” è quella del moto di un pendolo che oscilla costantemente tra due poli opposti, creando un ritmo e di conseguenza una frequenza.

Noi siamo pendoli che, nella nostra vita, oscillano tra stati differenti a livello emotivo, evolutivo, e di coscienza. Non siamo mai uguali a ciò che eravamo un attimo prima e viviamo questa continua oscillazione non come un avanzamento e regressione, quanto come un moto sinuisodale che si esprime all’interno di una spirale: ci troviamo sempre compresi all’interno di un identico spazio circolare, ma i punti si distanziano su livelli differenti.

Se ci paragoniamo a un pendolo e abbiamo detto che l’armonia sta nella sua oscillazione perpetua tra stati differenti di coscienza, allora cos’è la disarmonia? O meglio qual’è quella disarmonia che diventa “patogena” per noi? Ecco quella disarmonia è la stasi, il rimanere bloccati, rigidi, irremovibili in uno stato specifico, nell’illusione di poterlo fermare, controllare o mantenere. Non è un caso che il Buddha invitasse al non attaccamento, in quanto il rimanere attaccati a oggetti, emozioni, pensieri ci impedisce di fluire liberamente. Pensate all’erba: quando tira il vento si piega ma non si spezza perché non è rigida… se fosse rigida si spezzerebbe.

Quante volte noi, nella nostra vita, riusciamo a essere flessibili, elastici, capaci di adattarci alle situazioni, prove ed esperienze che incontriamo? Ecco allora che il suono armonico, il suono delle campane tibetane ci viene in aiuto quando blocchiamo la nostra energia in uno stato rigido. La sua pulsazione ci ricorda la nostra vera natura oscillatoria, vibrazionale, ci ricorda che tutto pulsa: si espande e poi ritrae, aiutandoci a riattivare questo processo ritmico. Pensateci, quand’è che vi sentite a disagio… quando state male? E’ forse quando cercate in maniera conscia o inconscia di irrigidirvi? Di controllare una situazione? Di opporvi con tutte le vostre forze a ciò che la vita vi sta ponendo di fronte?

Pensate al mare, alle sue onde… quand’è che si infrangono e ne percepiamo la loro massima potenza? Quando incontrano lo scoglio, ovvero un ostacolo che ne modifica il movimento successivo.

 

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