Il mandala: quando la vibrazione plasma la materia

Il mandala nasce in oriente per identificare una forma artistica geometrica che ha lo scopo di raccontare la cosmogonia, oltre che diventare uno strumento di meditazione e concentrazione, o insegnare la forza del non attaccamento. Anche in occidente abbiamo delle forme mandaliche, per es. nei rosoni delle chiese o nei labirinti, attraverso cui l’uomo poteva focalizzare la sua mente nella preghiera o perdersi nell’immensità della loro bellezza. Potevano essere utilizzati per sviluppare virtù spirituali nell’uomo, o avviarlo in un percorso iniziatico. In occidente, è la Geometria Sacra a occuparsi di queste forme.
Non solo in antichità, ma anche oggi viviamo a contatto con la Geometria Sacra, basti pensare ai grandi mandala che si sviluppano nei campi, pare, quali messaggi di entità extraterrestri.

Comunque sia, queste forme geometriche hanno accompagnato l’uomo e continuano a farlo anche ai giorni nostri… come mai?

C. G. Jung è stato il primo ad analizzare il potere del mandala in occidente, a studiarne una correlazione col la psiche e l’influsso ordinatore e espressivo che può avere sul subconscio.
Da qui poi nasce la sperimentazione nei gruppi di arteterapia, con persone con deficit cognitivi, trasformando l’antica arte del mandala in un processo creativo moderno, carico di significati subconsci. Negli anni si è potuta osservare l’efficacia di questo strumento negli ambiti più disparati.

La modalità che utilizzo per creare mandala è prettamente artistica, vengono realizzati su un quadrato di compensato di pioppo e dipinti con colori acrilici e foglie oro, argento e rame, oltre ad utilizzare altri strumenti creativi. I colori così vivi e accesi permettono una risonanza eccellente con le frequenze dei colori, che sappiamo agire secondo qualità ben specifiche a livello energetico, mentre la struttura in legno permette un substrato di materia organica.
Questi mandala “moderni” divengono quindi vere e proprie creazioni, o forme di vita, con una radianza di energia vitale che è possibile misurare grazie alla radiestesia.
Le forme geometriche d’origine possono essere ispirate e canalizzate, o richiamare forme e simbolismi preesistenti come appunto i cerchi nel grano, simboli come il fiore della vita, le rappresentazioni dei chakra, etc., a ogni modo simboli che assumono un particolare valore per l’essere umano.
Tali mandala sono la manifestazione nella materia di energie specifiche derivanti dalle vibrazioni espresse non solo dai colori utilizzati, ma anche dalle forme geometriche rappresentate. Vengono considerati Geometria Sacra non tanto perché appartenenti a luoghi di culto o religioni, ma in quanto trasmettitori di frequenze energetiche molto elevate (o sottili) definite appunto Spirituali.

A livello vibrazionale, quindi, il loro effetto non si limita alla psiche del loro “Creatore”, all’atto della rappresentazione, ma si estende a tutti coloro che ne entrano in contatto, o per meglio dire in relazione, proprio come quando ci fermiamo ad osservare un rosone. La nostra mente ne rimane catturata, concentrata ne segue le forme e ne legge il significato intrinseco, mentre a un livello subconscio avviene un ulteriore processo di ristrutturazione e armonizzazione.
Osservandoli e utilizzandoli come base per la meditazione, a seconda della forma e dei colori, possono produrre gli effetti più disparati: una guarigione, una armonizzazione, l’apertura ai piani più sottili dell’essere. Come un linguaggio universale e non verbale vengono captate dal nostro essere ed interpretate. Molto affascinanti sono anche le possibilità di integrazione coi cristalli, i quali, posizionati in alcuni punti specifici del mandala, creano una griglia energetica che ne potenzia l’effetto. Tali griglie sono spesso utilizzate in cristalloterapia o come base per identificare lo spazio sacro durante un rituale (per esempio shamanico).

Da un punto di vista più moderno, potrei affermare che le loro vibrazioni entrano in risonanza con le nostre, appunto comunicando, e producendo una trasformazione interna… se volessi parlare con un linguaggio più antico e spirituale, potrei raccontarvi che dietro ogni forma geometrica si nasconde una vita, che in occidente potremmo chiamare Agnelo o in oriente Deva, caratteristico di quella frequenza e di cui la forma geometrica ne è il corpo fisico. Ogni volta che entriamo in contatto con tali forme, entriamo in contatto con esseri di altre dimensioni, capaci di aiutare amorevolmente l’uomo. Vedete voi quale interpretazione preferite dare a tali strutture, la cosa indubbia è l’effetto che possono avere.

Mi piace non solo creare tali centri di energia, ma anche poterli condividere e usare come supporti ed alleati nel mio lavoro. Integrando, infine, il suono armonico alle vibrazioni del colore e della forma si può ottenere un vero e proprio processo alchemico immergendosi nella sostanza stessa della vita.

L’effetto del mandala non si limita però solo sull’uomo, ma su tutto ciò che ci circonda, in quanto tutto è energia e vibrazione. Possono, quindi, diventare utili alleati anche nel mantenere ambienti più armonici e puliti energeticamente, proprio grazie all’irradiarsi delle loro elevate vibrazioni, possono aiutarci a caricare e armonizzare l’acqua, le piante o gli oggetti; possono diventare portali per spingersi ai confini della realtà sui piani più sottili dell’esistenza.

E’ comunque importante ricordare che è bene non abusarne e che a volte, una frequenza troppo elevata, per noi, potrebbe diventare dolorosa, non perché sia negativa in sè, ma perché ci imprime un’elevazione di frequenza che può divenire uno sforzo se protratta troppo a lungo nel tempo.
Le forme mandaliche, infine, si attivano maggiormente quando vengono osservate e quindi attraggono l’attenzione del nostro campo mentale, ma mantengono un’emissione, seppur minore, anche quando vengono accantonate.

L’esperienza coi mandala è, a mio avviso, l’esperienza più bella e intensa di creazione, in cui possiamo assaporare la nostra essenza divina, plasmando la materia e infondendole l’essenza vitale, sia nell’atto creativo che nella successiva interazione.

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