Internet il grande male, nel 2017 siamo tutti tuttologi

Tratto da una conversazione tra amici, voglio condividerla con tutti voi. Premetto che non ho la presunzione di avere la verità in tasca, ma magari quel che è uscito da questa conversazione è un seme (ultimamente mi piace molto questa metafora del seme) che può essere colto e coltivato. Per quel che mi riguarda posso dire che per me è un onore e un piacere sapere che ci sono persone che nutrono fiducia in me e amano confrontarsi, perché è solo attraverso il confronto che può esistere crescita.
Valerio, analizzo un po’ il tutto.
Il punto non erano i vaccini, Valerio. Il discorso vaccini era un pretesto per fare il punto con te, ma in parte hai comunque già risposto, quando dici che per fare un corso serio di naturopatia ci vogliono almeno tre anni. Faccio un passo indietro.
Per motivi di lavoro mi sono trovato ad essere nel campo della finanza, pensa, io volevo fare l’interprete!
Ho studiato duramente, mentre lavoravo, al pari di chi andasse all’università.
A seguito dei grandi problemi della crisi finanziaria iniziata dal 2008 fino ai giorni nostri, sono stato a fior di conferenze di illustri economisti.
La cosa che mi impressionava, nelle loro conferenze, non era tanto che mi rivelassero concetti economici o ricette economiche di cui io non avessi già informazione, ma la straordinaria dote di analisi, di collegamento di eventi che a me parevano staccati con quelli che erano gli accadimenti economici importanti. Tutto è legato se si ha capacità di analizzare gli eventi apparentemente slegati tra di loro. 
Ecco il punto: tu puoi leggere, puoi studiare, ma se non hai la capacità di analisi, di collegamento di ciò che leggi, diventano concetti ripetuti a pappagallo, come a scuola, gli eventi, i concetti, diventano fenomeni isolati, di cui sfugge la completa comprensione.
A volte ho sentito anche frasi, esposizioni di concetti apparentemente “banali”, però io non li avevo nemmeno minimamente pensati, e come me, nessun altro prima di quel relatore li aveva espressi, almeno, che io avessi avuto modo di leggere o sentire.
E tornando al discorso con cui mi farebbe piacere confrontarmi con te, esso è il seguente. Con il fatto che ormai la gente su Internet è convinta di trovare tutto, di avere risposte su tutto, si sentono tutti:
– dei giornalisti
– degli opinionisti
– dei dottori (ed infatti la gente va su Internet anche per curarsi!)
– dei politici
– dei finanzieri  ecc ecc
mentre invece allora perché la gente studia, chi medicina, chi economia, chi naturopatia, chi esoterismo, e si aggiorna?? Continuamente? Quando, invece, sembrerebbe, bastasse andare su Internet?
Questo è lo spunto di discussione!
Ed ecco che si inserisce il discorso, sacrosanto, che hai detto anche tu: poi non si capisce più la verità dove sta!
E un altro punto che giustamente hai rimarcato “la gente non accetta il confronto”.
Verissimo!
Questo era l’altro punto in discussione che vorrei sottoporti, ma senza nessuna finalità, così, per confronto.
La gente poi finisce per dilaniarsi in assurdi confronti dove diventa un te contro me!
La mia opinione contro la tua, perché tu non capisci, tu sei un cretino, un fascista…
Sulla spinta di questo generalizzato TUTTOLOGISMO, la gente si sente autorizzata a discettare, dissertare sui vari social, che poi amplificano tutta questa TUTTOLOGIA finendo per annacquare tutto in un mare di parole dove diventa una BABELE….
Ma quel che è peggio, finiscono per tirare fuori tutto il peggio di loro fino a litigare in maniera furibonda!
Io ho smesso di leggere quelle cose perché stavo male solo a leggerle, Valerio!
Prima di rispondere a questo messaggio, devo fare un passo indietro per spiegare cosa intendevo con “per fare un corso serio di naturopatia ci vogliono almeno tre anni.” Si parlava, appunto, di come tutti si sia tuttologi e spesso si esprimano giudizi e commenti a vanvera su ogni argomento, senza averlo neanche studiato (se non, forse, con superficialità). Ovviamente parlo per le realtà che conosco e uno dei grandi problemi che affliggono il mio lavoro è che, non essendo regolamentato, si può trovare di tutto ovvero persone che hanno fatto un corso di 2 giorni si paragonano ha chi ha studiato per anni. Allo stesso tempo però, anche una scuola triennale non è garanzia di qualità, esperienza e reale capacità. Ho affrontato l’argomento qua. Questa è una cruda realtà ben conosciuta nel settore. 
Ma veniamo alla questione di internet, che poi è solo la punta di un iceberg… Sono anni, ormai, che si sa delle potenzialità e pericolosità di internet, in quanto ora l’informazione, grazie a questo mezzo, è di tutti, tutti possono scrivere, tutti possono esprimersi e dire la loro e tutti possono informarsi. Tuttavia ciò produce uno dei problemi più grossi: se ognuno può dire la sua su qualsiasi argomento (anche e soprattutto non di sua competenza) questo grande mare che è internet sarà pieno di sporcizia, inquinato da falsità e illusioni (come poi sono anche i mari del nostro pianeta, continuamente avvelenati dalle nostre scorie e rifiuti). Ciò significa che non dobbiamo fidarci di internet? Sì, esatto… ma non si deve neanche buttare via tutto con l’acqua sporca! Vi sono sicuramente anche informazioni valide, proprio perché nel “tutto” ci sta ogni cosa. Ecco allora che anche questo strumento manifesta il suo vero valore evolutivo, ovvero ciò che l’umanità oggi deve imparare a sviluppare: la capacità di discriminare, di riconoscere la qualità delle cose, di distinguere il vero dal falso. Se gli antichi insegnamenti dicono che viviamo in un sogno, avvolti dai veli di Maya (che è l’illusione), significa che la nostra intera vita è immersa in queste illusioni e che uno strumento come internet diventa un modo per fare questa esperienza, per imparare pian piano a riconoscere i veli e cominciare a squarciarli. Per incominciare a squarciarli, però, prima ne saremo sedotti, conquistati e poi un giorno abbandonati. Ciò che ci viene insegnato in questo modo è usare la nostra testa, aprire la mente, farci le nostre idee (che possono anche essere sbagliate), alle quali però non dobbiamo attaccarci difendendole a spada tratta, in un fanatismo che non permette evoluzione, bensì dobbiamo essere flessibili come l’erba, capaci di riconoscere eventuali errori per modificare il nostro pensiero. Così i veli si squarciano. Mi è stato insegnato, e ci credo molto, che l’umanità, nel suo percorso evolutivo, procede dal “basso verso l’alto”, ovvero inizia a fare esperienza dai piani più bassi, infimi e distorti prima di comprendere gli aspetti positivi di ciò che sta sperimentando. Non è forse vero? Lo vediamo anche nelle nostre vite tutti i giorni! 
L’altro aspetto fondamentale è il confronto. Non sappiamo confrontarci, non ci è stato insegnato. L’umanità non è capace di vivere un confronto pacifico, perché è guidata dalla paura. Oggi, ovunque voltiamo lo sguardo, lo possiamo vedere. La vignetta di Trump e il Coreano che fanno a gara a chi ha il pisello nucleare più piccolo lo descrivono molto bene. La nostra vita continua, nel 2017, a essere guidata da forme maschiliste di potere: marcatura dei confini, leggi del territorio, sottomissione… tutti questi meccanismi nascono dalla paura e dall’ignoranza. E allora tutto è nostro nemico, il gay che poveretto vorrebbe solo farsi una vita serena come tutti gli altri, il nero che scappa dal proprio paese e diventa il capro espiatorio di qualsiasi problematica sociale e così via. (non voglio essere un buonista, credo che anche li ci siano dei problemi, ma questo non significa che dobbiamo scaricare su di loro ogni problema e soprattutto responsabilità). Dicevo che non ci è stato insegnato il confronto perché sono secoli (o forse millenni??) che l’umanità non sa relazionarsi… la verità è una, una sola… e ovviamente è la mia! Tu che sei in errore devi essere sterminato! Paura, paura vera!
La verità non è una, ma unica… è una unicità rappresentata dal tutto. Da ragazzino mi piaceva immaginare la verità come una luce che veniva proiettata su un cristallo al centro di un tavolo rotondo e l’umanità (o le razze) tutt’attorno. Ovviamente ognuno aveva una propria percezione della verità, dettata dall’angolazione con cui poteva vedere il cristallo e dal suo grado di elaborazione della visione, ma questa era solo un frammento della verità. E invece noi ci attacchiamo con forza e fanatismo a ciò che percepiamo, senza dare spazio agli altri di integrare e ampliare la nostra visione. Ecco perché poi si finisce a litigare, a offendere e sostanzialmente a rodersi il fegato, in un combattimento che alla fine non ha vincitori.
Molto spesso do l’impressione di essere freddo, menefreghista, distaccato… in realtà non lo sono. Ho le mie idee, giuste o sbagliate che siano, ma sono frutto della mia osservazione e della mia capacità discriminativa e accetto che gli altri possano avere le loro senza giudicarli (o per lo meno cercando di non giudicarli, sono comunque un essere umano in cammino anche io!), accettando la loro percezione della realtà, a volte ricercando il confronto se vedo che c’è quell’apertura di visione di cui parlavo, anziché la paura… altre volte, invece, è tempo sprecato. Molte volte credo che la via stia nel mezzo e non negli eccessi assolutistici. 
Altro aspetto fondamentale in questa dinamica è la responsabilità. Non siamo abituati ad assumerci le nostre responsabilità, le responsabilità delle nostre idee. E’ molto più facile delegare all’esterno. Prendo l’esempio del medico, deleghiamo a lui la responsabilità della nostra salute. Sì, sicuramente ha studiato e quindi sa (si spera) cosa abbiamo e come fare per aiutarci a guarire… ma se sbaglia, tac! E’ colpa sua, è un incapace, non ci ha salvato. Siamo noi, e solo noi, gli artefici del nostro destino, gli unici che possono salvarci. Medici, operatori del benessere o altre figure professionali sono solo delle guide, degli accompagnatori che attraverso conoscenze e tecniche possono guidarci verso le nostre risoluzioni, ma non sono noi. Quante volte il medico ci dice che non dobbiamo fumare, ma noi ce ne freghiamo? Un esempio come tanti… Impariamo a essere responsabili delle nostre azioni, delle nostre idee e già questo sarà un grande salto evolutivo.
Penso che l’umanità abbia un percorso evolutivo molto lento e lungo, personalmente non credo molto all’Era dell’Acquario che tac cambierà le persone da un momento all’altro. Credo che si possa fare poco per cambiare il “mondo” che ci circonda, perché se le persone sono immerse nelle loro illusioni, tu non puoi squarciargliele! (ancora una volta ognuno è responsabile di se stesso). Certo è importante in alcuni casi far sentire la propria voce, manifestare, ma bisogna comprenderne anche il modo… qual’è il modo più idoneo? Tuttavia, si dice che non ci sia peggior sordo di chi non vuole ascoltare… In questo senso credo che la cosa migliore che si possa fare è lavorare su se stessi, in quello che può sembrare un egoismo ed egocentrismo, ma che se correttamente svolto non lo è. Solo così diventiamo semi che crescono, fruttificano e producono nuovi semi. Da che mondo è mondo, solo alcuni uomini si risvegliano, diventano maestri, si liberano dal ciclo delle incarnazioni per continuare il loro percorso altrove… ma ogni anno, ogni secolo, ogni millennio nuovi semi germoglieranno dando nuovi frutti. Siamo ossessionati dal concetto del tempo, abbiamo fretta, ma l’evoluzione segue un concetto di tempo molto al di fuori della nostra percezione, a mio avviso. Ciò significa che ci vuole molta pazienza, a volte per chi sta imparando a squarciare i propri veli questa è una sofferenza perché si vorrebbe condividere col mondo ciò che si è appreso, ma imparare a rispettare gli altri, a qualsiasi grado evolutivo siano, fa parte del gioco. 
Spero che questo pensiero, prettamente personale, possa essere accolto da qualcuno e aiutarlo lungo il suo cammino.

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